domenica 14 settembre 2008

Reunion, GR2, giorno 7º


Da Marla a Cilaos
I timori ginocchieschi di eiri sono subito spietata realtà: l'articolazione si sta infiammando.
Spingo sui bastoncini con sempre più forza fin dal primo mattino da Marla a Col de Tubuit che separa il Circo di Mafate dal Circo di Cilaos; e lungo la discesa interminabile sull'altro versante comincio a zoppicare sempre più vistosamente.
Beffati nuovamente dal sentiero e dai suoi interminabili saliscendi che conducono alle vertiginose cascate di Bras Rouge facciamo infine il nostro ingresso sull'asfalto di Cilaos con il morale sotto le scarpe. Io ho ormai la folkloristica andatura alla Jack Nicholson in Shining, ragazzi, il mio Grand Randoneè finisce qua.
Forse è stata sfortuna, o forse i quasi 5000 m di dislivello in 6 giorni sono stati sottovalutati, fattostà che è già tempo di fare rotta verso le spiagge di St.Pierre.

sabato 13 settembre 2008

Reunion, GR2, giorno 6°

Da Roche Plate a Marla


Forse è per l'avvicinarsi del week-end però i sentieri di queste comunità montane pullulano sempre più di formidabili e preparatissimi sky-runner. Lanciati sui pendii con orologio-cronometro-barometro, zainetto-borraccia con cannuccia, tutina cromatica Decathlon e berretto, li senti arrivare come delle locomotive alle tue spalle, ti fai da parte e in 4 balzi e un bonjour sono spariti dietro la curva; sono i concorrenti che si preparano per il grande palio di Novembre, tutto il GR2 (più o meno 130km e 7000m di dislivello) in meno di 18 ore. Pazzi.
Risaliamo i pendii verdeggianti della conca del villaggio di Roche Plate fino a un passo; davanti a noi ancora una volta si apre il profondo baratro della valle del riviere des Galets.
Una mente diabolica ha concepito il tracciato di un sentiero che senza compromessi precipita in un turbinio di tornanti e risale dall'altra parte; il paesino di Nouvelle è davanti a noi, letteralmente a un tiro di fionda, peccato che in mezzo ci sia il fiume che scorre 800m più in basso.

Scendiamo mestamente e risaliamo guardandoci le punte delle scarpe.
Qualche scaletta e le zeta intagliate nella roccia detritica aiutano la progressione nei punti più ripidi; più in alto dove la scarpata della valle è meno ripida ricompaiono gli alberi fra i cui rami, sulle loro straordinarie e avveneristiche tele, si stagliano decine e decine di ragni Babouk (Nephila inaurata); per fortuna se ne stanno fermi al centro del loro reticolo di linee in attesa di qualche sventurato insetto alato.
Tra sbuffi e sudore raggiungiamo il tradizionale altarino con le madonnine che annunciano la fine del supplizio. Il potere delle statuine della Vergine deve godere di una qualche proprietà additiva perchè queste compaiono sempre a decine, tutte in piedi come delle piccole squadre di calcio.

Eccoci quindi a Nouvelle con i suoi praticelli verdi, la meritata birra fresca e il chiosco bar all'aperto con il disco-raggae che esce dagli altoparlanti.

La voglia di sbracarsi a pelle d'orso sull'erba soffice e lì addormentarsi è tanta, ma ci aspettano ancora un paio d'ore di cammino per Marla e il cielo, come ogni pomeriggio, si sta coprendo minacciosamente.
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Cadono già le prime gocce quando percepisco un vago e impercettibile fastidio che accompagna la flessione del ginocchio destro.
Arriviamo a Marla sotto una pioggia battente. Corriamo al riparo nella nostra Gite e ci togliamo l'umidità dei vestiti di dosso. Per cena decidiamo infine di rinunciare all'ennesimo piatto di riso, legumi e salsiccette a-la-Reunionaise che ci accompagnano da tre o quattro giorni e ci riempiamo lo stomaco a colpi di pane e scatolame.

venerdì 12 settembre 2008

Reunion, GR2, giorno 5°

Da Gran Place a Roche Plate

Con sgomento, consultando accuratamente la cartina, appuriamo che oggi dovremo nuovamente attraversare la stretta valle del riviere de Galets, scendendo e risalendo per 700 m di scalini le ripide scarpate della valle. Ovviamente il versante al sole risulta essere quello da percorrere in salita.
Imbocchiamo una stretta valle laterale rislanedo il corso di un torrente fra il gorgoglio delle cascate e la vegetazione lussureggiante fino a raggiungere il villaggio di Ilet de Orangers; ci straiamo al sole ad asciugare le magliette fradice di sudore.


Nel primo pomeriggio le nuvole proveniente dall'oceano si affacciano sull'orlo del Mafate e cominciano ad addensarsi e ad avvolgere il paesaggio in una spessa coltre di nebbia.
Il villaggio di Roche Plate ci accoglie con le vesti di una landa scozzese.

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giovedì 11 settembre 2008

Reunion, GR2, giorno 4°

Da Aurère a Grand Place

Dal piccolo altopiano di Aurère puoi gettare lo sguardo sui profili contorti del paesaggio circostante.
In un' altra era le falde del cono vulcanico che dominava l'isola collassarono per riempire il vuoto delle camere magmatiche sottostanti.
Si formarono in questo modo le tre grandi conche circolari facilmente riconoscibili su qualsiasi mappa dell'isola: i circhi di Mafate, Cilaos e Salazie.
Sugli ammassi di detriti e rocce laviche le piogge hanno continuato il loro lavorio e i corsi d'acqua hanno cercato il loro cammino verso l'oceano.
Il risultato è un'orografia stravolta da crinali affilati, scarpate ripidissime e valli strettissime; da lontano l'effetto è quello di un foglio di carta stagnola accartocciato, sul sentiero l'effetto è quello di una sequela ininterrotta di saliscendi sfibranti, capaci di piegare lo spirito più tenace e il polpaccio più tonico.

Dopo il convenzionale petit dejune delle 7:00AM ci mettiamo in cammino sul sentiero che serpeggia tra boschi di conifere, ruscelli e sporadiche casette colorate in stile creolo.
Il silenzio e il cinguettìo degli uccelli viene interrotto di tanto in tanto dallo sfarfallare degli elicotteri che solcano i cieli del Mafate.
Qualche volta un ponticello strategico permette di superare la profonda forra di un fiume, il più delle volte il sentiero scende giù fino al letto della ravine per poi risalire dall'altra parte.
La mattinata scivola via e nel primissimo pomeriggio stiamo già stiracchiandoci e organizzando il bucato sull'assolata e panoramica terrazza della Gite Pavillon di Grand Place.

Reunion, GR2, giorno 3°

Come ci si poteva aspettare la caviglia accidentata di Francesca ora sembra una pallina da tennis; nonostante ciò una pioggia di Voltaren e la morsa di un bendaggio da lottatore di sumo hanno rimesso in gioco le sorti della traversata su cui gravava il presagio dell'abbandono per KO tecnico.

Da Dos d'Ane a Aurère

Poche centinaia di metri dopo la piccola chiesetta di Dos d'Ane il sentiero vira a sud e precipita giù per il fianco della montagna verso il solco argenteo del riviere des Galets, che scorre 800 m sotto di noi. La discesa estenuante è un martirio per Francesca che nel frattempo ha raffinato l'arte del bastoncino da Nordic-Walking fino ad aver assunto le movenze di un quadrupede.
E per coronare la discesa, prima di imboccare il sentiero polverso di fondo valle ci aspetta anche il guado del fiume fra tracce incerte e massi scivolosi.
Risaliamo la valle fra le pareti che via via si stringono fino a chiudersi nello strettoia denominata Le Porte. Accorciare i bacchetti, ora comincia la salita.
Gradini di pietra e scalini puntellati di bambù, il sentiero si inerpica per riprendere quota mentre il ruggito del fiume sotto di noi si affievolisce in un brusio lontano.
Sudati come due maratoneti raggiungiamo la spalla di un promontorio dove auspico la fine del supplizio.
Macchè, sopra le nostre teste il sentiero disegna delle Z minacciose sull'ultimo disarmante muro di montagna. Psicologicamente vinti ci trasciniamo come due peccatori fra gli scricchiolii sordi dei giganteschi tronchi di bambù mossi dal vento.
Gli scalini terminano all'improvviso, qualcuno sensatamente ha deciso di piazzare sulla sommità una panchina e una madonnina incastonata nella roccia: per offrire una tregua al camminatore, la prima, per limitare lo sproloquio di bestemmie del medesimo, la seconda.
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Si apre un elegante vialetto alberato e pianeggiante, si scorgono i praticelli verdi, gli orti e i tetti colorati delle case di Aurère, un incrocio da Legoland e la contea di Hobbeville.
Ci sono la mucca, la capra, il cane, il gatto, la scuola, l'ambulatorio, lo spaccio e un palchetto per i concerti.
Poi c'è uno spiazzo d'erba -cosa sarà, un campo da calcio?- ci chiediamo. -Ma no! da pallavolo, c'è anche la rete appollottolata al centro!-
Dieci minuti dopo il ronzio inequivocabile di un elicottero; la grande libellula metallica si posa al centro del campo, il pilota salta giù, aggancia il cavo al carico racchiuso nella rete, risale a bordo, decolla e scompare dietro il crinale col suo baccello oscillante.

mercoledì 10 settembre 2008

Reunion, GR2, giorno 2°

Verso Dos d'Ane

Partiamo con tutta la calma del mondo per quella che sulla carta si direbbe una tappa facile.
Il crinale da discendere verso Dos d'Ane si rivela un susseguirsi di saliscendi tra le radici dei tamarindi aggrappati al ciglio della cresta; a nord i pendii scendono dolcemente verso la costa, dall'altra parte il precipizio che si affaccia sul Circo del Mafate con i suoi profili affilati.

Tre ore di marcia, dall'alto si intravedono già i tetti delle fattorie del paese sparse sull'altopiano quando il silenzio viene interrotto da uno -Stooock!- -Stump!- -UUUUaaaah!-
Francesca è rovinata al suolo.
Persino uno dei suoi fedeli bastoncini, come la sua caviglia destra, si piegato a "L".
Sento l'urlo e con il cuore in gola balzo come una lince in suo soccorso.
Attimi di panico, si teme il peggio, frattura? distorsione? riuscirò a trascinarla fino al paese? Ho ancora i brividi a pensarci.
Dopo 5 minuti psicologici e con numerose smorfie Francesca prova a rimettersi in piedi; nelle mani stringe le manopole dei bastoncini come il capitano di una nave col suo timone.
Sembra in grado di affrontare la tempesta.

L'ultima ora di cammino per ridiscendere il mezzo chilometro di sentiero che serpeggia fino a Dos d'Ane. Là potremo trovare una farmacia.

martedì 9 settembre 2008

Reunion, GR2, giorno 1°

Da St Denis a Plaine de Chicot

L'autobus ci scarica a Brulé dove le ultime case di St Denis, capitale dell'isola di Reunion, lasciano il posto a fattorie, orti, qualche fazzoletto di terra coltivata strappato ai fianchi scoscesi delle colline, poi solo foresta fino alle alture della Roche Ecrite.

Il sentiero serpeggia fra vegetazione sempre diversa, palme, pini, i fantasiosi tronchi contorti dei tamarindi, un sottobosco pieno di inconsueti odori speziati; è come camminare in un parco botanico o nello scenario di un romanzo di Tolkien.
Sbuffiamo su per le centinaia di scalini di legno fino a che il bosco si apre, radure erbose sono illuminate dal sole che splende ancora da Nord, poi le casette di Hansel & Gretel del rifugio di Plaine de Chicots.

Condividiamo la camerata con un gruppo di trekkers de la metropole (la Francia europea) e una comitiva di signore attempate della costa sud dell'isola che ha deciso di vivere la terza età all'insegna dell'avventura bucolico-sportiva, dei brindisi a colpi di rhum arrangè e della risata sguaiata.
Estraggo faticosamente il voluminoso sacco a pelo incastonato sul fondo del mio zaino; ingombrante quanto inutile, sarà l'unica notte in cui ne farò uso.